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VIAGGIO IN BRASILE – 50° di Matromonio

VIAGGIO IN BRASILE – 50° di Matromonio

Avevo fatto un viaggio in compagnia di un mio grande amico in Tailandia, nel pieno delle festività Natalizie, godendo, in dodici giorni, di esperienze uniche: arrivo a Bangkok, visita alla città, spostamento al Villaggio Club Mediterranee, spettacolare con un mare cristallino e balneazione anche con visioni spettacolari subacquee. Conclusione in un Grand Hotel di Shamai nel nord. Eravamo alla vigilia di Natale, 25mo di Matrimonio e, volendo fare un grande regalo a Giuditta, pregai il mio amico, Pasquale Nardella, in quegli anni vicepresidente degli Aeroporti di Roma, di farmi prenotare due posti per andare in un Paese esotico. La risposta ci fu lo stesso giorno e la meta era Rio de Janeiro (Brasile)  Restava trovare la soluzione per hotel e spostamenti. Mi raggiunse a casa un altro grande Amico, Renato Marchese, veterano dei viaggi brasiliani che subito dal mio telefono di casa interessò un suo amico Agente turistico brasiliano. Quando dall’aereoporto giungemmo in albergo a Rio, a Copacabana, Giuditta non volle restare preferendo una zona di mare più suggestiva.  Su raccomandazione dell’agente turistico decidemmo di mettere part dei soldi e tutti i gioielli in una cassetta di sicurezza a Rio. Era gia stato pagato il soggiorno a Buzios, 180 kms da Rio. Nel viaggio verso Buzios pregai il nostro autista di portarci in un ristorante caratteristico, e memore delle volte che ero da fanciullo, passato presso il Miramare di Formia, gli esclamai che doveva scegliere un locale dove lui non era mai potuto andare per l’alto costo. Un pranzo particolare con tutti i tipi di carne cotta tipo kebab, e tanta frutta esotica. Intanto ci portò nell’hotel che vedete nella foto in alto.

 

Su quel promontorio/isolotto, che si vede al centro della Baia, si scorgevano artificieri che due giorni prima di Capodanhttps://youtu.be/BHzRmnfa3NY?si=-JXnygKaTHFm7N81no, già preparavano i fuochi d’artificio. La nostra bella stanza, con un ingresso laterale, aveva una vetrata a totale parete con la vista dell’intera Baia. Lo stesso pomeriggio scendemmo nella piazza sotto l’hotel per fare una provvista di frutta esotica. Memori noi due, di una stupenda esperienza in un grande albergo di Milano. Ne acquistammo un sacco. Però fummo indirizzati in un negozio di frutta dove avremmo trovata altre prelibate varietà. Nel negozio un solo avventore, che parlava la nostra lingua. Ci volle poco per scoprire che eravamo stati entrambi Concessionari della Olivetti SpA, e che viveva in Brasile, proprietario di due Ristoranti, denominati “Le Streghe”. Alla mia richiesta  ch mi prenotavo per due posti, mi rispose che la cena di Capodanno  era destinata solo a Familiari ed Amici intimi. Lo costrinsi ad accettarci. Il costo della cena non fu modesto ma la qualità eccezionale. Solo le due baffute aragoste valevano il costo. Alla fine della cena, ormai era mezzanotte, iniziarono i fuochi nel mezzo della Baia, visibili dal ristorante. Gli abitanti di Buzios e tutti gli stranieri villeggianti si sbizzarrirono in balli frenetici, quasi sembrava di essere al famoso Carnevale di Rio. Il primo dell’anno decidemmo di di rilassarci su una stupenda spiaggia dove per pranzo, da un barbecue vicino al mare, gustammo altre due aragoste arrosto. Nel pomeriggio, sulla strada del centro di Buzios, vidi un manichino interamente vestito da commodore. Pantaloncino alla zuava, maglietta a strisce e cappello con visiera. Lo acquistai subito, lo indossai,  e già pregustavo l’idea di sfoggiarlo nel mio paese al ritorno. Con quelle vesti passammo alle straghe per salutare il nostro amico. La simpatia verso di noi era nel frattempo cresciuta. Infatti ci invito per la vigilia della befana a pranzo nella sua splendida villa con piscina. Quando gli rappresentai il motivo per cui non potevo accettare, avevo quasi esaurito i contanti disponibili, mi disse di disdire la telefonata al giovane che ci avrebbe dovuto riportare a Rio e che tutto il denaro necessario, anche per il volo di rientro, era lieto di anticiparlo. Fu così che la nostra permanenza a Buzios si allungò di un’altra settimana.

Nei due giorni che mancavano per l’invito per il  pranzo a casa sua, ci capitò un altro incontro incredibile. In un locale dove consumammo delle pizzette, vi erano solo due altri avventori. Due svizzeri, il primo Ingegnare ancora residente a Friburgo,  che parlava un italiano comprensibile, e il suo cugino, residente nella città brasiliana Nuova Friburgo della quale noi non ne conoscevamo nemmeno l’esistenza, che, nientemeno conta settecentomila abitanti, e che la sua famiglia possedeva una bananeto di 700 ettari. Dissi loro che non avevo mai visto un bananeto così, e che saremmo andati volentieri a visitarlo con loro due.  Forse fu convincente il fatto che avevo  5 kg di spaghetti con me e che avrei caricato il loro camioncino di pesce fresco.  L’indomani, dopo caricati gli spaghetti,  contenitori pieni di ghiaccio con  5 pesci serra, ognuno due kg, kg. di gamberoni,  11 aragoste (quasi un kg ciascuna) partimmo alla volta di Nuova Friburgo. In quattro, ci stavamo larghi, nella cabina di guida, di quei camioncini tipo “safari”, dopo 170 km, a metà mattinata giungemmo nel “paradiso terrestre”.  Il cugino brasiliano ci accolse in una antica farm, con caratteristiche architettoniche svizzere, arredata di tutto punto con tutti gli oggetti di pregio per preparare una cena succulenta.  Lui si doveva assentare per andare a raccogliere in città la sua fidanzata e, non si fece pregare minimamente quando gli dissi che doveva ritornare con il camioncino carico di frutta esotica. Intanto dette ordine a tutti i suoi collaboratori di rendersi disponibili per tutte le necessità per i preparativi della cane. Giuditta, dopo essersi limitata, ad ordinare una ventina di uova freschissime, si immerse in una grande piscina naturale, con enormi graniti tutti intorno, mentre io pensavo alle altre necessità. Così ordinai ad una donna di raccogliere una grande bacinella di pomodorini, con un bel mazzo di prezzemolo e aglio,  e ad un giovanotto di prendere una dozzina di foglie di banana, scelte tra quelle verdi a più grosse. In un grandissimo tegame i pomodorini bollivano insieme all’aglio e al prezzemolo e solo a cottura completa ospitarono le undici aragoste, opportunamente tagliate a metà, per fare ventidue porzioni. Nel frattempo Giuditta, uscita dalla piscina, ordino 6 piante di tenera insalatina. Con le uova preparò una succulenta maionese. In ventidue coppe di cristallo enormi, prima adagiò le foglie grandi dell’insalata,   poi le foglie centrali tagliate alla julienne, quindi i grandi gamberi e sopra la maionese. Questo è stato l’antipasto. Io, su un grande tavolo semovente, realizzai un gande piatto di portata legando le fogli di banana all’estremità, con una prima quantità di salsa, poi i 5 kg di spaghetti bolliti al dente, ancora salsa e, distese sopra le 22 porzioni di aragosta con i baffi tutti rivolti all’esterno. Intanto era tornato l’ospite con la sua bella fidanzata con frutta, ogni ben di Dio, tre cocomeri, avogadi, ananas, banane e tanto altro. Intanto due giovanotti avevano allestito un grande barbecue dove avrebbero arrostito i grandi pesci serra per il secondo piatto.. Su un altro tavolo semovente, con altre foglie grandi di banano, legate, le foglie a mò di poppa e prua, con tre cocomeri grandissimi, due all’estremità ed uno centrale, opportunamente sagomati, con tre alberi eretti su ciascuno, con piantine di papiro con sopra tre ceri che illuminavano l’intera struttura. Tutte intorno lunghe banane, rappresentanti i remi degli antichi barconi, e tuta la frutta esotica bel tagliata, condita con un ottimo liquore, che completava il carico del finto barcone. Il successo della cena fu assicurato e tutto molto gradito. Porto sempre con me una armonica della M.Honner, cosidetta piccolo, e suonai tutte le musiche italiane da ‘u sole mio’, a ‘Speranze Perdute’, ‘Maruzzella’, ‘Piemontesina bella’, ed altro. Alle cinque del mattino successivo i due mi svegliarono, Giuditta dormiva ancora, e fuori c’erano tre cavalle sellati che ci avrebbero portati a visitare il bananeto immenso, alberato, verdeggiante, con uccelli colorotassimi svolazzanti. Un regalo immenso.

Quando il cugino Svizzero è venuto in Italia l’ho ospitato per una intera settimana al Summit Hotel di Gaeta.

Tornati a Buzios con il cuore pieno di gioia, ormai era il giorno della befana e ci aspettava il proprietario delle Streghe per il pranzo nella sua villa, preparato da lui con un ospite speciale, disse lui, il Presidente della Compagnia Aerea VARIG brasiliana, al suo saluto di presentazione MELLO ed io di riflesso COCOMELLO, mi venne spontaneo “Cazzo siamo quasi parenti”. Quando tornammo a Rio, la prima sera andammo a cenare alle streghe di Rio. Un’accoglienza speciale, il tavoli preparato di fronte ad un pianoforte a coda, camerieri con livrea e cena speciale. Oltre la cena saldammo il nostro debito e la visita il giorno dopo  Copacabana, Pan di Zucchero e a Cristo Redentore, avevano ormai perduto tutto il loro fascino, altre emozioni avevano vissuto i nostri occhi.

 

Editoriale di Luigi Cocomello

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