
Stroncato da un infarto nella sua stanza dell’Hotel Plaza di Montreux, in Svizzera, dopo una serata di ennesimo successo e una colazione con i suoi più stretti collaboratori. Lucio Dalla è morto nella cittadina svizzera che si affaccia sul lago Lemano. Il primo a trovare Lucio morto a terra è stato Marco Alemanno, suo corista e collaboratore, che era in una stanza comunicante. La sua salma è stata immediatamente trasferita a Losanna nella Chappelle Saint Roch, un camera mortuaria privata con un ingresso in marmi bianchi e marroni, nascosta nelle viuzze del centro della cittadina elvetica e rigorosamente chiusa ai visitatori dalle 18.30. Lo staff alle 15 ha abbandonato l’albergo di Montreux. Le autorità diplomatiche consolari Italiane in Svizzera seguono con la massima attenzione gli aspetti del rimpatrio in Italia. L’avvocato D’Andrea conta di riuscire ad organizzare il trasferimento della salma da Losanna a Bologna per i funerali, sempre nella sua città, domenica, giorno del suo compleanno”, spiega il legale. ”Non risulta alcun testamento al momento, ma solo cose dette a voce, nessuna volontà scritta”, aggiunge. ”Salvo diverse disposizioni testamentarie scritte – spiega ancora – D’Andrea sarà sepolto a Bologna, la sua città. Nulla nella serata precedente avrebbe fatto presagire il doloroso epilogo. L’artista bolognese era impegnato in un tour che il 28 lo aveva portato a Zurigo e che lo avrebbe condotto a Basilea il 2 marzo, Berna il 3 e a Lugano il 6. Il concerto di Montreux, con mille persone che hanno riempito un avveniristico teatro in vetro affacciato direttamente sul lago, era stato un successo. Nessuna avvisaglia, stava bene.
(fonte ANSA)
NOTA DELL’EDITORE
4 marzo (1943) è una delle canzoni maggiormente canticchiate, dopo il successo Sanremese, di Lucio Dalla.
Dice che era un bell’uomo
e veniva, veniva dal mare,
parlava un’altra lingua
però sapeva amare.
E quel giorno lui prese a mia madre
sopra un bel prato,
l’ora più dolce
prima di essere ammazzato.
Così lei restò sola nella stanza,
la stanza sul porto,
con l’unico vestito
ogni giorno più corto.
E benchè non sapesse il nome
e neppure il paese,
m’aspettò come un dono d’amore
fino dal primo mese.
Compiva sedici anni quel giorno
la mia mamma,
le strofe di taverna
le cantò a ninna nanna.
E stringendomi al petto che sapeva,
sapeva di mare,
giocava a far la donna
con il bimbo da fasciare.
E forse fu per gioco,
o forse per amore,
che mi volle chiamare
come Nostro Signore.
Della sua breve vita, il ricordo,
il ricordo più grosso,
è tutto in questo nome
che io mi porto addosso.
E ancora adesso che gioco a carte
e bevo vino,
per la gente del porto
mi chiamo Gesù bambino.
E ancora adesso che gioco a carte
e bevo vino,
per la gente del porto
mi chiamo Gesù bambino.
E ancora adesso che gioco a carte
e bevo vino,
per la gente del porto
mi chiamo Gesù bambino.
50 anni di musica, di canzoni, di spettacoli rappresentano la storia del dopoguerra del nostro Paese ed io, nato sei mesi prima di lui, con mio Padre Erasmo disperso a Cefalonia, mi sono riconosciuto idealmente nei sentimenti di Dalla. Poi ho celebrato il matrimonio civile con mia Moglie Giuditta nel 1965 in Comune a Bologna ed un altro appuntamento importante della vita si è svolto nella sua famosissima “Piazza Grande”. Una sera, viaggiando in macchina con mio figlio Paolo, che cantava con tono altissimo una delle più celebri canzoni di Dalla, “Caruso”, venivo colto da brividi di soddisfazione forse contento anche dei primi successi del mio giovane rampollo, ma certamente per la musicalità del pezzo di Lucio Dalla. Assistendo all’omaggio doveroso che nella sera della sua morte Vespa gli ha dedicato nella trasmissione “Porta a Porta” – io e mia moglie Giuditta – ognuno con i suoi ricordi – ci siamo commossi. In questo momento, nel quale la crisi economica e sociale ci sta investendo, e non solo in Italia, fa bene commuoversi, meditare, è per questo che stamattina anch’io ho deciso – come tantissimi in Italia e nel mondo stanno facendo anche nel web – offrire alla meditazione questo breve omaggio ad un grande della musica Italiana: Grazie Lucio.
(Luigi Cocomello)



