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MINTURNO: PETRUCCELLI SVELA I SEGRETI DEGLI AFFRESCHI DELL’ALLIEVO DI GIOTTO ROBERTO D’ODERISIO

MINTURNO:  PETRUCCELLI  SVELA  I  SEGRETI  DEGLI AFFRESCHI DELL’ALLIEVO DI GIOTTO ROBERTO D’ODERISIO di Pasquale Cardinale

 

Il Libro di Petruccelli

 

 

 

 

Lo studioso di Minturno Antonio Pertruccelli ha da poco dato alle stampe sotto l’egida de “Il Grande Blu” l’importante studio critico dal titolo “Roberto d’Oderisio- Ricostruzione storico artistica del Magistro formatosi alla Scuola di Giotto alla Corte Angioina di Napoli nel XIV secolo”. Lo studioso in questo libro è riuscito a colmare il vuoto dell’ultimo periodo di vita e di attività del pittore napoletano, grazie ad un rogito contenuto nel Codex Diplomaticus Cajetanus, la Pergamena di proprietà Tatta, Carta DXV Bis, 1368 (sic ma 1365), in cui al Magistro Roberto da Napoli gli viene commissionato dai primiceri della chiesa di S.Angelo in Itri il decoro in affresco della tribuna e contro tribuna della suddetta chiesa, commissione voluta dalla stessa regina di Napoli Giovanna I D’Angiò nominata nel documento. Dallo stesso documento inoltre si evince che il Magistro si impegna a completare il lavoro nel mese di novembre venturo per il prezzo stabilito di ventidue once di gigliati d’argento, da conteggiare a sessanta gigliati per oncia a seconda il peso generale e se l’opera risultasse di valore superiore al prezzo stipulato lui a titolo di donazione non chiederà di più “per i numerosi, graditi e bene accetti servizi che egli dichiara di avere più volte e ricevuto da essi”. In un altro passo dello stesso rogito il Magistro promette ai committenti di Itri di dipingere personalmente e a proprie spese una icona dipinta e perfezionata a sue spese e di “consegnare a Napoli ai predetti procuratori”, attestando in questo modo la sua Bottega a Napoli. Come sostiene Petruccelli il Magistro Roberto da Napoli è un capo bottega ed ha operato nelle chiese maggiori dei feudi della Contea di Fondi, al servizio dei Signori del tempo, i Caetani di Anagni. Nei confronti iconografici stilistici e nello studio del contesto storico-artistico Petruccelli  rileva che gli stilemi del d’Oderisio della tavola della Crocifissione di Eboli, unica opera firmata dall’artista, si ripropongono nell’affresco trecentesco della Crocifissione del registro superiore collocato sulla controfacciata della Colleggiata di San Michele Arcangelo di Itri e nelle chiese del feudo di Traetto (oggi Minturno) negli affreschi trecenteschi della Cattedrale di S.Pietro Apostolo, della chiesa conventuale di S.Francesco d’Assisi (già sacello dei Caetani) e nella chiesa angioina dell’Annunziata.

Altro documento che conforta la tesi dello studioso è quello datato 1 febbraio 1382, redatto nella Cancelleria di Carlo III di Durazzo, in cui viene promosso proto-pittore di corte, come riconoscenza della sua attività artistica, e gli vengono assegnate una rendita di 30 once d’oro.

La critica letteraria in quasi due secoli si sono fermati ai decori ad affresco della chiesa Incoronata di Napoli, considerato anche il suo capolavoro, realizzati probabilmente negli anni 1352.54. La stessa chiesa, una volta Tribunale Regio, in cui furono celebrate le nozze della regina di Napoli Giovanna I D’Angiò con il suo secondo marito Luigi Del Balzo, principe di Napoli. Poi, il silenzio sulla vita e l’opera del pittore che solo ora Antonio Petruccelli è riuscito a colmare. Che, nella sua ricostruzione storico-iconografica, si è basato sugli studi determinanti degli stilemi del professor dell’Università di Napoli Ferdinando Bologna (il primo fra l’altro a proporre un catalogo delle opere del D’Oderisio e a scoprire nello stile del pittore una forte influenza del maggiore collaboratore di Giotto a Napoli Maso di Banco) e il professor Luigi Leone De Castris per i notevoli contributi alla ricostruzione dell’opera del pittore napoletano.

 

 

LE CHIESE DI MINTURNO

 

 

CATTEDRALE DI SAN PIETRO APOSTOLO

 

La vetusta Cattedrale di San Pietro Apostolo risale all’XI secolo. Fu ampliata successivamente e riccamente decorata ad affresco nel periodo angioino napoletano. Oggi di questi affreschi rimangono pochi lacerti. La chiesa è preceduta da una scalea a gradoni di pietra calcarea. Vi si accede attraverso il il fornice del campanile assiale alla facciata, dalla quale si apre il portico a tre campate, con volte a crociere ogivali e archi acuti a sesto rialzato. La pianta della chiesa è a croce latina, divisa in tre navate con colonne e capitelli reimpiegati da materiale di spoglio della città romana di Minturnae, sita sulla riva destra del fiume Garigliano. Tra gli arredi sacri, di notevole rilevanza è il candelabro pasquale datato 1264 e il pulpito cosmatesco del XIII secolo, opera di Peregrino da Sessa. Esso è sorretto da sei colonnine i cui capitelli sono databili tra l’VIII e IX secolo. Sui due lati delle balaustre del pulpito sono raffigurati il racconto biblico di Giona che viene inghiottito dal pistice e poi rigettato. Tra le cappelle situate tra i muri che sorreggono i lati delle navate, di notevole interesse è la Cappella del Sacramento costruita nel 1587, rivestita da marmi preziosi e stucchi dorati, con al centro la tela rappresentante l’Ultima cena, opera della Scuola di Andrea da Salerno detto il Sabatino. Tra le vele delle volte ogivali del presbiterio vi sono affreschi del Settecento rappresentanti scene bibliche, incorniciate da stucchi fitomorfi e puttini. La parete frontale del Coro, divide il presbiterio della chiesa  con un altro edificio adibito  a “ Congrega del SS. Rosario “. L’ossatura di questo nuovo edificio trecentesco,  è costituita da pilastri e crociere ogivali. Su una faccia di questi pilastri è stato staccato l’affresco rappresentante la Virgo Lactans e per un certo periodo posta in iconostasi sull’Altare maggiore. La sacra immagine è stata rimossa dall’altare per essere collocata tra le canne dell’organo moderno della chiesa.

 

 

CHIESA DI SAN BIAGIO

 

Di questa chiesa non rimane che la facciata seicentesca e il massiccio campanile medioevale costruito in blocchi di pietra squadrata. Antico monastero di suore benedettine fondato nel 917, fu una vasta abbazia nel XII secolo, e ridotta a parrocchia nel 1674. E’ Stata sconsacrata da poco tempo.

 

 

CHIESA CONVENTUALE  DI  SAN  FRANCESCO.

 

La chiesa, già Cappella gentilizia, e  poi luogo di sepoltura della famiglia Caetani, fu realizzata da Onorato I Caetani nella seconda metà del XIV secolo. Nell’ultimo intervento di restauro,  presenta  la facciata e le mura interne con impiego di materiale in pietra viva a vista. Il portale originale e la lunetta sovrastante presenta la caratteristica dell’architettura angioina napoletana. La scalea si presenta ad un livello inferiore al piano della piazza sovrastante.

L’interno è a navata unica e il presbiterio è separato dal resto della chiesa da un grande arco a sesto acuto costruito in pietra squadrata. Purtroppo i francesi di Murat nel 1799 distrussero le tombe dei Caetani . Sono rimaste le nicchie vuote che si aprono nelle pareti delle mura portanti della navata unica. L’affresco Trecentesco della Madonna delle Grazie, situato sul muro perimetrale della parete destra del muro perimetrale, scoperto nel 1621,  è rimasto celato sotto uno strato d’intonaco per proteggerlo dalle devastazioni ed incendio della città dal corsaro Dragut nel secolo XVI,. L’affresco ha subito nel Rinascimento un rimaneggiamento, che ha alterato in modo irreparabile questa“ Virgo Lactans “ originaria della seconda metà del Trecento. La Madonna delle Grazie col Bambino benedicente è oggetto di venerazione da parte degli abitanti fin dalla sua scoperta. Altre due nicchie ai lati della Madonna delle Grazie sono state  rinvenute durante i lavori di restauro degli anni Settanta. Nella prima, vicino al presbiterio, vi è affrescato il tema della “ Coronatio Virginis “ e nell’altra un’altra versione della Madonna che allatta il Bambino.

 

 

CHIESA DELL’ANNUNZIATA.

 

La chiesa Annunziata di Minturno presenta un tipo di architettura particolarmente espanso. Essa ricorda l’architettura angioina delle chiese napoletane di Santa Chiara e dell’Incoronata, a riscontro dei massicci pilastri culminanti in archi e crociere ogivali nella Congrega del SS. Sacramento, separato dal muro del coro di San Pietro Apostolo e gli archi del nartece dell’Annunziata. L’Annunziata presenta le stesse caratteristiche architettoniche  di un’altra chiesa napoletana, San Pietro in Majella dello stesso secolo. In ambedue le chiese,  si riscontrano gli stessi fascioni decorati  con pittura a larghe bande trasversali, nell’Arco trionfale ad ogiva . La chiesa in forte stato di abbandono e di forte degrado, dopo l’incendio avvenuto nel 1888, viene restaurata negli anni Trenta dall’architetto Gino Chierici e studiata successivamente dal Quintavalle per quanto riguarda gli affreschi rimasti nel presbiterio e dell’attigua Cappella di Santa Cecilia. Gli affreschi del presbiterio e delle vele della volta a crociera, sono ritenuti di notevole importanza  per lo studio della  pittura napoletana del Trecento.

Il volume  di Antonio Petruccelli, sull’allievo di Giotto Roberto D’Oderisio, è disponibile presso le più importanti librerie del sud pontino e presso la libreria Archeologica di Roma, o può essere acquistato anche direttamente presso l’Editore via mail: ilgrandeblu@gmail.com.

IL DIRETTORE Dott. Sergio Monforte

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