Si è chiusa anche quest’annola OpenGallerydi via Indipendenza a Gaeta caratterizzata da una sinestetica rappresentazione di forme diverse di linguaggio artistico:dalla pittura alla fotografia,dalla scultura al teatro,alla poesia alla musica. Il grande impegno dell’Associazione de “I Graffialisti”, organizzatori dell’evento e degli stessi artisti, è stato premiato dalla riuscita complessiva della manifestazione divenuta un momento importante della vita culturale del Golfo proponendo l’arte al godimento di un pubblico più vasto in tutte le sue forme espressive “en plein air” .
E’ in questo contesto che ancora una volta, l’artista Mario Liberace ha esposto le sue tele i cui titoli sono significativamente caratterizzanti le novità della sua ricerca artistica: Luci riflesse sulla cattedrale, Luci riflesse sul campanile, Riflessi sulla città, Facciata riflessa,in tutto quattro quadri della sua più recente produzione.
Ad osservarli si percepisce un “effetto di allontanamento” prodotto da un gioco di luci ed ombre che definiscono lo spazio che però resta indeterminato. Le forme si sfumano, si diradano,si dissolvono in colori tenui quasi diluiti in una sottile foschia brumosa marcando il progressivo superamento dell’esperienza figurativa del pittore. Ne emerge un sentimento liberatorio dell’artista correlato alla sua soggettività.
Egli guarda la realtà riflessa nella sua anima come in un processo di estraneazione. Il canone classico della perfezione estetica,consistente nell’imitazione della realtà,della natura, è sovvertito. Quei campanili sono solo le punte acute di aspirazioni infrante e le facciate appena abbozzate, barriere inconsce non del tutto rimosse?.Ogni osservatore può integrarne o modificarne la lettura partendo dall’impatto emotivo che le opere producono.
Così la realtà viene frantumata in una visione che rimanda all’ispirazione dell’artista,alla sua libertà creativa: l’impossibile realtà prende corpo dalla sua mano in immagini di pura invenzione che hanno la capacità di proiettarci nei nostri rimpianti,nella nostre nostalgie o verso le nostre illusioni.
Nelle tele di Liberace, le immagini, le scelte cromatiche restano i codici linguistici con i quali esprime il suo io che soffre o gioisce ma sempre con delicatezza,sfumandosi nelle nuances più recondite del suo animo.
H.Jonas, in un suo saggio “Homo pictor…” affermava che,l’esistenza di immagini che differenzia l’uomo dal mondo animale,è una “prova sufficiente della sua libertà”.
Il Direttore
Dott. Sergio Monforte



