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FORMIA – VOGLIONO CHIUDERE LA FREEZING FISH

Un’azienda presente sul territorio da oltre 50 anni, che occupa 20 dipendenti

Il complesso industriale

Mentre l’intero Paese attende quella ripresa che appare ancora un miraggio, a Formia, a fronte di una crisi economica ed occupazionale che sta divorando il territorio e mortificando le aspettative di tanti giovani, si consumano nuovi, gravissimi episodi e si cerca in tutti i modi di distruggere quelle poche aziende ancora valide, che producono reddito e posti di lavoro e che resistono nella sconfortante realtà locale del terziario e della piccola e media industria.

E’ il caso della “Formia Freezing Fish”, azienda leader nella conservazione, nella trasformazione e nel commercio di prodotti ittici congelati, amministrata da Michele Assante di Cupillo e presente in città da oltre cinquant’anni, nella storica sede di Largo Vespucci, costituendo un insostituibile punto di riferimento, nello specifico segmento produttivo.

Ebbene, nei confronti dell’azienda che, è bene sottolineare, tra il diretto e l’indotto, assicura il posto di lavoro ad oltre venti unità, si stanno accanendo, in maniera sospetta e vergognosa, autorità statali ed enti locali, dalla Regione Lazio all’amministrazione comunale di Formia, tanto che, dopo anni di colpevole silenzio, si ostinano a rifiutare il rinnovo della concessione demaniale, per le strutture che ospitano l’attività produttiva, in un settore, come quello della pesca, che ha già subìto pesanti conseguenze dalle restrizioni della nuova normativa e che, adesso, si vorrebbe, addirittura, sfrattare, di punto in bianco, dai locali di Largo Vespucci, senza assicurare una valida alternativa e costringendola, in pratica, alla chiusura, lasciando sul lastrico una ventina di famiglie.

A partire dalla scadenza dell’ultima concessione, nel 1998, contro la “Formia Freezing Fish” è stata intrapresa una vera e propria battaglia legale che, nel corso di ben 14 anni di contenzioso, ha visto il sovrapporsi di competenze statali, regionali e comunali, con interventi legislativi non sempre coerenti, relativamente alla gestione dei beni demaniali, con richieste assurde ed esose, nonostante la società che – va sottolineato – segue una delle più antiche e tradizionali vocazioni del territorio, non abbia mai dato adito a problemi, né usufruito di sussidi pubblici, provvedendo puntualmente al pagamento del vecchio canone stabilito (circa ottomila euro annui) ed alla stipula di una polizza fidejussoria (con la Compagnia Tirrena), a garanzia degli obblighi concessori. Polizza tuttora in essere e mai utilizzata, nonostante le pretese economiche, da parte dei presunti creditori: la Capitaneria di porto, prima e l’Agenzia del Demanio, poi.

Oggi, la vicenda è divenuta semplicemente abnorme: nonostante la sentenza del 1° ottobre 2010, con cui il Tar del Lazio intimava alla Regione di provvedere al rinnovo della concessione demaniale entro sessanta giorni, la Pisana non ha mai ottemperato a tale dispositivo ed anzi, ritiene la Formia Freezing Fish occupante abusiva, tanto che, in assenza del titolo concessorio, la Capitaneria di porto pretenderebbe il pagamento di oltre un milione e 50 mila euro per gli anni 1998/2007.

Ma non basta, perché nel giugno scorso, la stessa Regione Lazio (d’accordo, molto probabilmente, con il Comune di Formia che intende appropriarsi dell’intera area Vespucci, per trasformarlo nell’ennesimo centro commerciale), ha notificato all’azienda di surgelati l’ingiunzione di sgombero n.247930, a seguito della sentenza n.199/12 del Consiglio di Stato, avverso la quale, la Formia Freezing Fish ha proposto ricorso alla Suprema Corte di Cassazione.

In pratica, da una parte, si pretende dall’azienda formiana un canone annuo di ben 13 volte superiore al dovuto e, dall’altra, le si ingiunge l’immediata chiusura della struttura, eliminando un positivo polo produttivo e lasciando sul lastrico venti unità lavorative, con le rispettive famiglie, senza alcuna reale ed urgente motivazione di ordine pubblico, per quanto riguarda l’utilizzo dell’area e senza offrire alcuna soluzione alternativa, quantomeno temporanea.

Un accanimento, dunque, certamente degno di miglior causa, di cui le competenti autorità dovranno rendere conto ai cittadini di Formia e che, ancora una volta, dà adito a sospetti e possibili interessi occulti.

 

 

FORMIA  FREEZING  FISH    

 

A cura del Direttore Dott. Sergio Monforte

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