
La “Benedizione dello spadino” degli Allievi Ufficiali
dell’Accademia Navale di Livorno
nel Santuario dell’Annunziata a Gaeta
La Messa vespertina del giorno di Santo Stefano, primo martire della cristianità, celebrata a Gaeta, nel Santuario della Santissima Annunziata, dal Vicario del Vescovo, Don Giuseppe Sparagna, è stata impreziosita, quest’anno, dalla presenza di una ventina di Cadetti dell’Accademia Navale di Livorno della Marina Militare che hanno fatto da corollario alla “benedizione dello spadino” per quattro loro colleghi, Allievi della prima classe.
Una cerimonia, quella della “benedizione delle sciabole e dello spadino”, le cui origini risalgono ai secoli addietro, alle investiture cavalleresche e che ha sempre rappresentato l’incipit di una brillante carriera militare.
Non a caso, dai tempi moderni, lo spadino costituisce l’elemento portante dell’uniforme storica; un simbolo che suggella lo status e che contraddistingue gli Allievi Ufficiali di tutte le Accademie militari, di cielo, di terra e di mare.
Tradizione vuole che il cadetto lo custodisca gelosamente e lo offra, come simbolo della sua vita e della sua professione, al Signore che nasce. Esso viene infatti sfoderato per la prima volta, durante la S. Messa di Natale, dalla persona di sesso opposto che non tradirà mai il suo possessore e successivamente rinfoderato, dopo la benedizione, serbando, in futuro, quei valori fondanti, come onore, dignità, fedeltà, audacia, volontà, lealtà e coraggio, che ogni Cadetto deve rispettare.
Nel Santuario della Santissima Annunziata erano presenti i Sottotenenti di Vascello Cristofer Scarsella e Luigi Taglialatela; i Guardiamarina Giusy Pascariello, Edvige Altobelli e Riccardo Di Cicco; gli Aspiranti Guardiamarina Mattia Franchitti, Adriano Crecco, Arturo Laudato, Domenico Pascariello e Diletta Chinappi; gli Allievi di 2^ Classe Fabio Monforte, Manuel Mitrano, Salvatore Leccese ed Alessio Gioiella e gli Allievi di 1^ Classe Simone Farina, Giuseppe Valerio, Erica Guglietta e Fernando Galiano, tutti provenienti dai Comuni del basso Lazio.
“O Dio dei Martiri ascoltaci”, ha esclamato nella sua omelia, Don Giuseppe Sparagna e poi, rivolto ai Cadetti, ha proseguito: “Siete nella casa di Dio, non per una semplice cerimonia, ma per un atto di fedeltà al Signore, prima ancora che alla Patria. Al Signore state consegnando la bellezza e la freschezza della vostra vita, consacrata ad un ideale, nel glorioso ricordo di Santo Stefano”.
Subito dopo la Santa Messa, il Celebrante, i Cadetti ed i loro familiari si sono trasferiti, per la cerimonia della “Benedizione dello spadino”, nell’attigua Cappella d’oro, lì dove, proprio l’8 dicembre del 1854, 160 anni or sono, il pontefice Pio IX concepì il dogma dell’Immacolata Concezione.
Rivolto ai quattro nuovi Allievi della prima classe, Simone Farina, Giuseppe Valerio, Erica Guglietta e Fernando Galiano ed agli altri Cadetti, Don Giuseppe ha sottolineato: “La vita vi sottoporrà a continue e difficili prove: il Signore faccia di voi che siete chiamati a difendere il sacro suolo della Patria e ad operare nell’ordine e nella legalità, per il bene della collettività, non solo delle persone grandi, ma soprattutto umane, tali da restare sempre fedeli ai vostri princìpi”.
Dopo la benedizione degli spadini, l’Aspirante Guardiamarina Diletta Chinappi ha letto la “Preghiera del Marinaio”, scritta nel lontano 1901, dal poeta Antonio Fogazzaro.
IL DIRETTORE di ULISSELAND: Dott.Sergio Monforte
A Te, o grande eterno Iddio,
Signore del cielo e dell’abisso,
cui obbediscono i venti e le onde,
noi uomini di mare e di guerra,
Ufficiali e Marinai d’Italia,
da questa sacra nave armata della Patria
leviamo i cuori !
Salva ed esalta nella Tua fede,
o gran Dio, la nostra Nazione,
da’ giusta gloria e potenza alla nostra Bandiera,
comanda che la tempesta e i flutti servano a Lei,
poni sul nemico il terrore di Lei,
fa che per sempre la cingano in difesa petti di ferro
piu’ forti del ferro che cinge questa nave,
a Lei per sempre dona vittoria.
Benedici, o Signore,
le nostre case lontane, le care genti;
benedici nella cadente notte il riposo del popolo,
benedici noi, che per esso,
vegliamo in armi sul mare.
BENEDICI !








