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UNA SETTIMANA NELLA VALLE DI SPIGNO SATURNIA

Luglio 1959, in piene vacanze estive, tempo di fragole, in quattro decidemmo di passare una intera settimana nella Valle di Spigno Saturnia. La catena degli Aurunci ha un fascino particolare, col Monte Petrella – altezza 1533 metri s.l.m. è la vetta più alta prospicente il mare Tirreno. Ad est di Petrella vi è la Valle, in territorio Spignese. Da sempre è stata meta ambita per la raccolta di Fragole in Luglio e di Funghi in autunno.

Non vi era ancora il rifugio Comunale che è stato costruito alcuni anni dopo.

Luigi (Io 20 agosto 1942) col mio pointer Rodi – (Giovanni Nicoletti – 21 settembre 1942 Ispettore TOTAL spa) – Angelo Zenobio (18 ottobre 1941, Finanziere in Villa di Chiavenna Prov. di Sondrio – purtroppo deceduto all’età di 49 anni) e Marino Bevilacqua – 21 gennaio 1943 – ora Laureato in Chimica e insegnante in vari Istituti Superiori Roma.
Con tutte le provviste – compreso i cestini (in Spignese “panari” per la raccolta delle fragole, Trovammo rifugio in una stamberga di pastori e come cucina una roccia bianca con legna del posto. Giovanni Nicoletti mi ha ricordato ora che portò con se il pigiama per dormire in un pagliaio.

Insaccati, marzoline e olive in salamoia furono i nostri pasti con pane prodotto in casa. Una sola volta fu a base di cacciagione perché riuscii ad intercettare una Gazza (in Spignese “PICA). Per la verità una battuta di caccia notturna all’istrice – animale ben più consistente – che andammo a tentare di catturare, io e Giovanni Nicoletti, in località Fossa Giovanna (Spignese Fossa Juvanna).

Angelo Zenobio e Marino Bevilacqua restarono nella stamberga. Il tempo di scegliere il posto migliore per il passaggio delle istrici, e giunse in modo imprevedibile un temporale; il cielo si oscurò improvvisamente e noi due ci vedemmo persi in quella oscurità. Il nostro salvatore fu il Cane. Rodi – pointer da caccia allevato da me che era un piccolo cucciolo – al quale ero molto legato – ci condusse a valle fino alla capanna dove potemmo asciugarci con un focolare ristoratore. Nei giorni seguenti raccogliemmo alcuni cestini di fragole, che deliziarono, al ritorno, le nostre famiglie.
Alcuni anni dopo, con il valido aiuto del Compaesano Antonio Santilli, riuscii ad acquistare in piena Valle un terreno di circa 8.000 m.q. che oggi è frazionato tra i miei 6 nipoti giacchè ognuno di loro – nel futuro – dovrà sentirsi legato a questa bellissima realtà. Alcune volte siamo saliti Giuditta ed io per raccogliere Funghi, a volte Fragole ed in primavera l’origano.
All’età di 49 anni, stroncato da un brutto male, Angelo Zenobio è passato a miglior vita (come si dice) mentre gli altri tre – ultraottantenni – ci siamo sentiti seppure solo telefonicamente in preparazione di questo capitolo della nostra vita improntata ad un affetto profondo ed una stima l’uno verso gli altri, e ci siamo ripromessi di festeggiare, non più nella famosa Valle di Spigno Saturnia, ma nei nostri recapiti attuali.
Fin dopo la seconda guerra mondiale, le montagne spignesi fornirono travi di legno in gran quantità per le “traversine” delle ferrovie, fino a che queste non sono state sostituite da quelle prodotte in cemento precompresso. Per il trasporto a Spigno Superiore, dalla Valle, vi era attiva una funicolare – i cui resti li ricordo ancora io fanciullo, e che poi è stata completamente cancellata. Forse i tralicci sono finiti al ferro vecchio. Tutti i rami di scarto dei faggi tagliati venivano trasformati in carbone. In seguito si è insediato un nuovo organismo di gestione dell’intera catena degli Aurunci: “Il Parco Regionale dei Monti Aurunci” – che io stesso ho approvato quando svolgevo la funzione di Consigliere Comunale di Formia. Purtroppo oggi sono pentito di quel voto perchè detto Parco non svolge più la funzione ipotizzata alla nascita. E’ divenuto solo un carrozzone – con una schiera di dipendenti – e nessuna opera concreta di sviluppo e rilancio è stata realizzata. Nessuna opera degna di nota.
Concludendo questo storico capitolo non potevo non fare menzione di uno dei gioielli di Spigno Saturnia: “IL LAGHETTO DI CAPODACQUA, la cui sorgente sgorga proprio dai Monti Aurunci. l’utilità di quest’acqua si perde nel corso dei secoli. Ancora resta in tutta evidenza l’acquedotto sopraelevato che – ai tempi dei romani, portava l’acqua nell’antica Minturnae nei pressi del Garigliano. E’ evidente che i Romani preferivano all’acqua del Fiume, quella pura di Capodacqua. Dopo l’ultimo conflitto mondiale Capodacqua – passando dalla fornitura del solo Comune di Gaeta – che per un certo numero di anni era rimasto unico proprietario, ad una distribuzione più ampia che ora interessa tutti i comuni del Sud Pontino. Per molti anni ho scelto Capodacqua per organizzare quelli che chiamammo “Giuochi di Capodacqua” che per due giorni consecutivi attiravano l’interesse di un pubblico sempre più numeroso.

 

 

 

 

 

 

IL VOLO nella splendita RIVIERA DI ULISSE, con le montagna della catena degli Aurunci, in bella vista, di STEFANO PAONE, che ringrazio

Editoriale del Prof. Luigi Cocomello

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