{"id":7915,"date":"2015-04-10T06:37:01","date_gmt":"2015-04-10T04:37:01","guid":{"rendered":"http:\/\/www.ulisseland.com\/journal\/?p=7915"},"modified":"2015-04-10T06:43:16","modified_gmt":"2015-04-10T04:43:16","slug":"leconomia-sociale-antonino-di-stefano-ex-uff-studi-banconapoli","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.ulisseland.com\/journal\/leconomia-sociale-antonino-di-stefano-ex-uff-studi-banconapoli\/","title":{"rendered":"L&#8217;ECONOMIA SOCIALE &#8211; Antonino Di Stefano (ex uff. studi Banconapoli)"},"content":{"rendered":"<p><figure id=\"attachment_7917\" aria-describedby=\"caption-attachment-7917\" style=\"width: 96px\" class=\"wp-caption alignright\"><a href=\"https:\/\/www.ulisseland.com\/journal\/wp-content\/uploads\/2015\/04\/Lorenzo-Paliotta.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.ulisseland.com\/journal\/wp-content\/uploads\/2015\/04\/Lorenzo-Paliotta.jpg\" alt=\"Dott. Lorenzo PALIOTTA - Ex Ufficio Studi Banco di Napoli\" width=\"96\" height=\"96\" class=\"size-full wp-image-7917\" srcset=\"https:\/\/www.ulisseland.com\/journal\/wp-content\/uploads\/2015\/04\/Lorenzo-Paliotta.jpg 96w, https:\/\/www.ulisseland.com\/journal\/wp-content\/uploads\/2015\/04\/Lorenzo-Paliotta-50x50.jpg 50w\" sizes=\"auto, (max-width: 96px) 100vw, 96px\" \/><\/a><figcaption id=\"caption-attachment-7917\" class=\"wp-caption-text\">Dott. Lorenzo PALIOTTA &#8211; Ex Ufficio Studi Banco di Napoli<\/figcaption><\/figure>Riceviamo e pubblichiamo: a cura del nostro Corrispondente Dott. Lorenzo PALIOTTA<br \/>\nL\u2019INDRO 3 aprile 2015<br \/>\nL&#8217;economia sociale di mercato per moderare il capitalismo<br \/>\nCome riportare equilibrio tra mercato, finanza, economia reale e vita dei cittadini, smussando gli eccessi e realizzando principi di equit\u00e0 sociale.<br \/>\ndi Antonino Di Stefano (ex uff. studi Banconapoli)<br \/>\nA proposito di turbo-capitalismo, deregulation, globalizzazione (argomenti del precedente articolo), un lettore mi ha scritto: &#8220;ma se la situazione \u00e8 questa, non c&#8217;\u00e8 proprio soluzione? Dobbiamo rassegnarci?&#8221;. La soluzione, anzi le soluzioni, ci sarebbero e vengono studiate da tempo. Alcune addirittura da qualche secolo. Possiamo citare Antonio Genovesi o il beato Giuseppe Toniolo, e sono anche teorie molto condivisibili, che non sempre trovano riscontro e possibilit\u00e0 di applicazione nel mondo contemporaneo. &#8220;Perch\u00e8?&#8221;, mi ha chiesto il lettore. Perch\u00e8 la realt\u00e0 di oggi \u00e8 fatta di spregiudicatezza e profitto, e non \u00e8 facile cambiarla. Un esempio. Secondo il canale televisivo russo Rossiya 24 (non ne conosco l&#8217;affidabilit\u00e0, vista la predilezione per la disinformazia del sistema ex sovietico), il noto finanziere George Soros avrebbe acquistato, in tempi non sospetti, quote notevoli del debito ucraino, fidando nell&#8217;intervento del Fondo monetario internazionale, come assicuratogli dal dipartimento di Stato Usa. Cosa puntualmente verificatasi all&#8217;inizio di marzo, quando l&#8217;Fmi ha varato un bailout (immissione di liquidit\u00e0 per evitare la bancarotta) da 17,5 miliardi di dollari. Adesso, secondo l&#8217;agenzia Adnkronos, starebbe per investire un miliardo di dollari nell&#8217;acquisto di terreni agricoli nello stesso Paese, chiedendo, per\u00f2, secondo il quotidiano austriaco Der Standard, ai Paesi occidentali di garantire gli investimenti privati (come il suo) finanziandoli &#8220;a interessi Ue, molto vicini allo zero&#8221;. E bravo! Mi ricorda quell&#8217;imprenditore italiano che voleva realizzare un progetto interessante e mi rispose: &#8220;ma se lo Stato e le banche non mi danno i soldi, io come faccio&#8221;?<br \/>\nLa situazione \u00e8 questa, ma non ci esime dal sondare ed analizzare i possibili correttivi. Ferma restante la necessit\u00e0 di introdurre innovazioni serie nel sistema finanziario internazionale che limitino e tengano sotto controllo, in modo pi\u00f9 efficace di quanto non si faccia adesso,  almeno la leva finanziaria ed il moltiplicarsi di operazioni impostate su basi fragili o inconsistenti, l&#8217;utilizzo di informazioni riservate (insider trading), l&#8217;aggiotaggio e le turbative di mercato. Anche l&#8217;attivit\u00e0 delle agenzie di rating, tutte americane, meriterebbe serie indagini ed approfondimenti.<br \/>\nNel mondo dell&#8217;economia reale, il sistema che ha dato i risultati pi\u00f9 interessanti \u00e8 quello cosiddetto della economia sociale di mercato, che intende coniugare la libert\u00e0 di mercato con la giustizia sociale. Ha dato risultati lusinghieri in Germania dove, negli anni della ricostruzione post bellica, ha posto le basi del &#8220;miracolo economico tedesco&#8221; per iniziativa di Konrad Adenauer (uno dei padri fondatori dell&#8217;Unione Europea) e del ministro delle finanze, futuro cancelliere,  Ludwig Erhard: un&#8217;economia mista basata su un capitalismo moderato da elementi di welfare sociale e principi cattolici.  A tal proposito, in anni pi\u00f9 recenti,  Franco Bassanini, presidente  della Cassa Depositi e prestiti, ed il senatore Mario Monti hanno parlato di una &#8220;economia sociale di mercato che valorizza il merito, i talenti, le capacit\u00e0 di tutti, a partire dal diritto all&#8217;istruzione, alla sicurezza, alla salute ed alla qualit\u00e0 ambientale&#8221;. Una prospettiva esaltante, ma come la si realizzerebbe? Si parte dalla constatazione che il puro liberismo non \u00e8 in grado di garantire una soddisfacente equit\u00e0 sociale. Gli individui devono poter operare liberamente ed in condizioni di pari opportunit\u00e0. Il ruolo regolatore dello Stato (i cui confini non sono chiari, ma sono da definire) deve garantire la libera iniziativa, la libert\u00e0 d&#8217;impresa e di mercato, la propriet\u00e0 privata.  Si vuole evitare la concentrazione del potere economico e politico ed un eccessivo antagonismo tra classi sociali (proprio quello che, invece, si sta realizzando nella societ\u00e0 contemporanea). I teorici dell&#8217;economia sociale di mercato sono contro la  pianificazione ed il collettivismo, ma anche contro il liberalismo sfrenato: il primo in corso di dismissione accelerata nel mondo, il secondo apparentemente vincente. Questa proposta di  sistema economico \u00e8 stata inserita nel Trattato  di Lisbona del 2007 dai rappresentanti dell&#8217;Unione Europea. Negli anni pi\u00f9 recenti, si \u00e8 intrecciata spesso con la dottrina sociale della Chiesa, che non riguarda il solo ambito socio-economico, bens\u00ec tutta la vita della societ\u00e0, nei suoi aspetti pi\u00f9 complessi. Emblematiche le parole di Papa Francesco sulla tirannia del denaro che prevale sull&#8217;etica e sulla solidariet\u00e0, sulla negazione del primato dell&#8217;uomo. Sul tema si era espresso, gi\u00e0 nella seconda met\u00e0 dell&#8217;ottocento, il beato Giuseppe Toniolo: non era fautore della libera circolazione dei capitali, poich\u00e8 era convinto che la finanza dovesse essere di supporto all&#8217;economia reale e non ridursi a mero mezzo di arricchimento, a tutto vantaggio di redditieri e speculatori.<br \/>\nNel &#8216;700 Antonio Genovesi parlava di economia civile, esponendo l&#8217;idea che l&#8217;homo oeconomicus debba anche essere soggetto di relazioni, motivazioni, fiducia, e che l&#8217;attivit\u00e0 economica abbia bisogno di virt\u00f9 civili, di tendere al bene comune, pi\u00f9 che alla ricerca di soddisfazioni individuali. Ne \u00e8 convinto anche l&#8217;economista Stefano Zamagni che \u00e8 stato tra i primi in Italia a riscoprire il valore e l&#8217;attualit\u00e0 di Antonio Genovesi. Parte anch&#8217;egli dal fallimento del modello neoliberista, in cui il mercato \u00e8 stato il luogo dell&#8217;utilitarismo e sono stati lasciati ad altri ambiti della vita sociale questioni come l&#8217;altruismo e la filantropia. L&#8217;economia civile, invece, punta ad unire Stato, mercato e societ\u00e0 civile, in linea con la dottrina sociale della chiesa.  Zamagni \u00e8 critico anche verso l&#8217;economia sociale di mercato di marca tedesca: &#8220;pu\u00f2 funzionare in Germania, ma non in altri Paesi, come l&#8217;Italia o la Gran Bretagna&#8221;. E forse non ha tutti i torti, pensando come in Italia manchino proprio i presupposti politici e sociali, e dove sono forse irripetibili certe peculiarit\u00e0 della Germania, come il capitalismo renano con l&#8217;associazione dei lavoratori e dei sindacati al capitale e la loro fidelizzazione alla vita dell&#8217;impresa. In Italia, per esempio, le Pmi di stampo familiare dovrebbero gi\u00e0 da adesso cercare  alternative di finanziamento che non siano soltanto il canale bancario,  mentre \u00e8 limitata a pochi ambiti (tra i dipendenti delle banche, per esempio) la distribuzione di utili aziendali sotto forma di azioni per legare maggiormente il personale alle sorti dell&#8217;azienda. Negli anni recenti, questo si spiega anche con la scarsit\u00e0 di utili prodotti dalle imprese e da distribuire tra gli azionisti ed, eventualmente, tra i collaboratori e dipendenti.<br \/>\nCome si vede, si tratta di sistemi e teorie che, con sfumature diverse, mettono al centro l&#8217;essere umano e la societ\u00e0, che possono riportare equilibrio tra mercato, finanza, economia reale e vita dei cittadini, smussando gli eccessi e realizzando principi di equit\u00e0 sociale.  La loro applicazione pratica, per\u00f2,  non \u00e8 affatto semplice. Primo, perch\u00e8 nel mondo globalizzato, la omogeneizzazione di sistemi \u00e8 fondamentale, se non si vuole restare emarginati. Secondo, perch\u00e8 la teoria si scontra spesso con i comportamenti, le decisioni e le asperit\u00e0 umane, dei popoli e delle loro classi dirigenti. Il lettore che ho citato in premessa avrebbe voluto sapere, appunto, come potrebbero migliorare le cose in Italia, dove lui vive e dove deve affrontare, ogni giorno, le difficolt\u00e0 della vita. Cominciando dalla scarsit\u00e0 di lavoro e di reddito. Le conclusioni cui possiamo pervenire devono tener conto di una realt\u00e0 del tutto particolare, che non \u00e8 solo dell&#8217;Italia. Qui da noi persistono fattori negativi, che ci penalizzano in modo evidente.<br \/>\nLa societ\u00e0 italiana \u00e8 ormai caratterizzata da un circuito perverso che amalgama criminalit\u00e0 ed esponenti politici ed istituzionali, attraverso la corruzione. Come dimostrano le cronache quotidiane, il fenomeno \u00e8 ormai pervasivo.<br \/>\nNon \u00e8 stata mai affrontata correttamente la dicotomia tra Nord e Sud del Paese. La questione meridionale oramai da tempo non \u00e8 pi\u00f9 allocata nel dibattito nazionale. Una vasta porzione del Paese, comprendente almeno quattro grandi regioni, \u00e8 stata lasciata alla discrezionalit\u00e0 ed all&#8217;iniziativa delle organizzazioni criminali, che controllano il territorio ed i sistemi economici locali. Lo Stato appare in ritirata  e non sembra molto interessato a riprenderne il controllo.<br \/>\nLo Stato \u00e8 inefficiente. Da tempo non fa politica industriale. Non amministra correttamente la giustizia. Non rende attrattivo il Paese agli investimenti esteri. Le nuove generazioni sono in condizioni di debolezza, perch\u00e8 non sono state correttamente educate ad affrontare le sfide della vita e sono state danneggiate nelle loro prospettive. C&#8217;\u00e8 una straordinaria carenza di saperi, di cultura, di iniziativa.<br \/>\nInfine, a proposito di deregulation,  l&#8217;Italia soffre di un eccesso di regolamentazione addirittura soffocante. Negli anni \u00e8 stata creata una architettura burocratica che sembra, il pi\u00f9 delle volte, fine a s\u00e8 stessa. Non serve per aiutare i cittadini e le imprese, ma pare quasi che voglia ostacolarli. La  spiegazione c&#8217;\u00e8 e sta nel fatto che tutto questo ambaradan ha spesso solo basi clientelari. Serve per creare posti di lavoro inutili e, nei fatti, crea costi, disordine e confusione. Non \u00e8 pi\u00f9 procrastinabile  la teoria di &#8220;uno stipendio vero per un falso lavoro&#8221; enunciata anni fa dall&#8217;economista napoletano Mariano D&#8217;Antonio. Non a caso, le disgrazie vere, anche per il bilancio pubblico, sono iniziate con la creazione delle Regioni e delle loro strutture, negli anni settanta.<br \/>\nSe il quadro \u00e8 questo, e non viene in alcun modo riformato o modificato. Se non viene alla ribalta una classe politica seriamente motivata, ci tocca rispondere a tutti i personaggi che abbiamo citato: &#8220;le vostre teorie sono interessanti e ci sono piaciute molto ma, scusateci, per il momento in Italia non siamo in grado di metterle in atto&#8221;. E&#8217; sempre, e sar\u00e0 sempre, il discorso dell&#8217;essere umano, che potrebbe realizzare il benessere e la felicit\u00e0, ma non \u00e8 in grado di farlo, o non lo sa fare. Comunque, molto dipender\u00e0 da come si evolveranno le cose nel nostro Paese e in Europa.<\/p>\n<p>La Redazione<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Riceviamo e pubblichiamo: a cura del nostro Corrispondente Dott. 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