NON TUTTI SANNO – n. 9 – Febbraio 2012

NON TUTTI SANNO: Rubrica a cura del Dott. Lorenzo Paliotta

Palazzo della Consulta - Corte Costituzionale della Repubblica Italiana

ALLA CORTE COSTITUZIONALE DEI PRIVILEGI

(sintesi dell’articolo di Di Nicola da L’Espresso n.18/2008)

La carica di giudice costituzionale è molto ambita. Per scegliere quelli di nomina parlamentare (un terzo) i partiti si azzuffano per anni. Un altro terzo è riservato alle tre magistrature superiori (Cassazione, Corte dei conti e Consiglio di Stato) e per il resto sono scelti direttamente dal Capo dello Stato. Durano in carica nove anni e possono contare su un ricco appannaggio e su numerosi fringe benefits che perdurano anche dopo la scadenza del mandato. Ma quanto guadagnano i designati? 416 mila euro lordi il semplice giudice, addirittura 500 mila il presidente. Una cifra che fa impallidire quella del presidente della Repubblica (218 mila euro) e quella del presidente del Consiglio (210 mila euro). Gli alti livelli retributivi non portano benefici solo per i nove anni del mandato perché scaricano effetti miracolosi anche sulla liquidazione e sul trattamento pensionistico, persino nei casi di cessazione anticipata dall’incarico. L’esempio più eclatante è quello di Romano Vaccarella, difensore in vari processi di Berlusconi che lo fece eleggere alla Corte nell’aprile 2002. Sarebbe dovuto restare in carica fino al 2011 ma lo scorso anno polemizzando col governo Prodi si è dimesso. Con quali risultati? Vaccarella è riuscito ad arrivare a 46 anni di anzianità lavorativa, il che gli ha permesso di riscuotere una superliquidazione di 1 milione e 200 mila euro lordi (circa 850 mila netti). Trattamenti di questo livello sono una regola per i giudici e vanno ad aggiungersi ad altre ricche dotazioni: un folto staff di assistenti portaborse, appartamenti di servizio, auto gratis ed autisti ad personam praticamente a vita. La Corte Costituzionale costa ogni anno 50 milioni di euro. La struttura amministrativa (circa 220 persone) è guidata da un segretario generale, nominato dalla presidenza, con incarico temporaneo tra alti magistrati o esperti. Quello attuale, Giuseppe Troccoli, magistrato della Corte dei Conti, guadagna circa 230 mila euro lordi l’anno. Il presidente della Corte Costituzionale viene scelto tenendo conto dell’anzianità di carica. Per questo si continua ad assistere ad un tourbillon di nomine, anche per brevissimi periodi. Per soli otto mesi sono stati presidenti: Annibale Marini, Piero Alberto Capotosti, Gustavo Zagrebelsky; per 4 mesi Valerio Onida; per 3 mesi Giuliano Vassalli e Francesco Paolo Casavola; per appena 44 giorni Vincenzo Caianiello. L’essenziale è che lo stipendio corra! Il giudice può contare su una segreteria composta da tre persone, una delle quali assunta anche dall’esterno. L’eletto ha poi diritto ai c.d. assistenti di studio, da lui scelti fiduciariamente. Si tratta di magistrati e professori universitari (attualmente i distaccati dal CSM sono una quarantina) che fanno ricerche e allestiscono fascicoli sulle delicate questioni che la Corte è poi chiamata a dirimere. In origine questi assistenti erano quattro e per tutti i 15 magistrati della Consulta. Ma con gli anni  i loro ranghi si sono infoltiti: dall’84 i magistrati si sono autoassegnati ciascuno addirittura tre assistenti che, oltre a continuare a riscuotere lo stipendio dell’amministrazione di provenienza, incassano pure una discreta indennità dalla Corte: 33 mila 690 euro l’anno (oltre il cellulare gratis) se lavorano a tempo pieno, più di 25 mila se impiegati a tempo parziale. Questi assistenti dovrebbero restare alla Corte al massimo 9 anni, ma lasciare il palazzo e i suoi privilegi non è facile per cui molti restano accettando persino una collocazione nell’ossario, come viene definito l’Ufficio Studi. I giudici lavorano a settimane alterne (senza contare che per tutto il mese di luglio e fino al 20 settembre di regola si fermano del tutto). Nella settimana in cui sono impegnati arrivano in sede il lunedì pomeriggio per la camera di consiglio, il martedì fanno udienza pubblica, la mattina seguente discutono le cause e scrivono sentenze, il giovedì alle 13 finisce tutto con qualche rara eccezione al pomeriggio. I giudici possono tranquillamente ritirarsi e fare la siesta nei confortevoli pied-à-terre di cui sono dotati (anche quelli residenti a Roma) al quinto piano della Consulta o nel vicino palazzo di via della Cordonata. Un punto di appoggio che  consente di evitare strapazzi e soprattutto di risparmiare soldi per l’albergo o l’affitto di un appartamento. I giudici costituzionali hanno poi diritto ad una carta di libera circolazione sulle ferrovie; al rimborso dei viaggi aerei e dei taxi; ad una tessera Viacard e al telepass per le autostrade. Non mancano poi i cellulari, il computer, il telefax anche a casa e a spese della Corte, come l’utenza telefonica fissa dall’abitazione privata. Ai giudici è riconosciuto il rango di  ministri e come questi hanno diritto a una macchina di servizio con ben due autisti personali, a disposizione sia a Roma che nella città di residenza. Ma mentre il ministro perde il privilegio una volta cessato dall’incarico, il giudice costituzionale conserva l’auto e il diritto allo chauffeur anche quando va in pensione sia che abiti a Roma sia che risieda altrove. Quanto alle pensioni, anche su di esse le ricche retribuzioni fanno sentire effetti portentosi. Vaccarella, per esempio, ricongiungendo gli anni di università con quelli alla Consulta, può riscuotere 14.288 euro netti al mese. Fernanda Contri si porta a casa ogni mese un assegno netto di 6.463 euro che per soli 9 anni di mandato fanno impallidire le vituperate pensioni dei parlamentari che, con un periodo di anzianità identico, riscuotono appena 4.351 euro mensili. Davvero una grande performance quella della Contri! Con soli 9 anni di anzianità lavorativa alla Corte, essendo equiparata a un pubblico dipendente, l’avvocato-giudice nemmeno avrebbe avuto diritto alla pensione. Il minimo di anni richiesto a uno statale è stato infatti portato a 20 anni. Come ha fatto allora a spuntare l’appannaggio? Per la Contri è stata applicata un’apposita leggina che ha portato il requisito dell’anzianità minima per la pensione richiesta ai giudici costituzionali provenienti dal libero foro solo a nove anni. Guardacaso, proprio quello che a lei serviva.

Translate »